Armi biologiche, Occidente e “prospettive” del terrorismo -3

Proseguiamo con il terzo di una serie di articoli scritti da Aldo Agostini, dedicati all’impatto del rischio da terrorismo biologico, come conseguenza della pandemia da Covid-19 in Occidente. Gli articoli precedenti sono qui e qui.

Il rischio bioterrorismo

Il Rischio bioterrorismo è sempre stata una componente nelle analisi svolte dagli organismi preposti alla sicurezza di molti paesi del mondo, ma va detto che, spesso, alle analisi, non ha fatto seguito una reale presa di coscienza a livello politico-amministrativo, sì che le risorse conferite in questo settore sono sempre state piuttosto limitate.

Uno dei motivi, oltre alla scarsità di precedenti, è anche la estrema diversificazione del rischio batteriologico, che richiede l’apprestamento di un’ampia gamma di contromisure (complesse e costose), nonchè la possibile insorgenza di problematiche importanti per lo sviluppo delle attività civili e commerciali.

Un esempio pratico

Infatti, pensiamo ad un Centro commerciale in un orario di punta. Per sua natura, è un luogo molto affollato in uno spazio genaralmente chiuso e circoscritto.

Si tratta, tra l’altro, di un soft target, cioè un obiettivo verso il quale non vengono adottate normali misure di sicurezza antiterrorismo, tanto più per il rischio biologico.

L’accessibilità ai condotti dell’aria condizionata (infrastruttura privilegiata per l’utilizzo di bioweapon, al pari di quelle chimiche), è generalmente protetto da normali misure tecniche (al massimo: porte chiuse a chiave).

Si pensi, invece, a quale genere di misure si dovrebbero attivare per limitare adeguatamente l’accesso e proteggere i condotti, nonchè quali piani di intervento e sgombero dovrebbero essere posti in essere dal personale di sicurezza, che dovrebbe avere un addestramento di elevata preparazione ed essere munito di adeguati dispositivi di protezione.

Tutto questo non solo è ritenuto inaffrontabile in temini di risorse, ma lo è anche anche e soprattutto in termini di allarme sociale che verrebbe generato verso l’utenza.

Ne consegue che, nella quasi totalità dei casi, di fronte alla, oggettiva, grande difficoltà di contenere i rischi, scatta un meccanismo di rimozione per il quale il rischio biologico da terrorismo non viene considerato costituire una probabilità reale, indipendentemente dal coefficiente di probabilità e impatto che andrebbe stabilito, a priori, a prescindere dalle difficoltà.

Circa quanto sopra, quale forte motivazione per chi rimuove il rischio, c’è il fatto che, come abbiamo già visto, i pochi precedenti in materia non confermano l’avvenire di eventi effettivamente gravi.

Viceversa, il rischio biologico in materia di Safety nelle attività produttive, di studio o di ricerca, derivante da responsabilità dovuta a condotte involontarie o, comunque, non a scopo terroristico, costituisce un elemento importante della sicurezza sul lavoro, generalmente accettato.

Ovviamente, il più importante rischio biologico deriva dalla gestione delle attività nei laboratori di ricerca scientifica, come indicano le vicende del Laboratorio di Wuhan.

Il rischio biologico nei laboratori di ricerca scientifica

Considerato lo sviluppo di politiche di contenimento del rischio biologico, le misure di sicurezza da adottare, specialmente in un laboratorio di livello BSL-3 o 4 (il quarto è quello dove vengono trattate le particelle più pericolose), sono indicate in forma abbastanza precisa per quanto rigurda la safety, ma non lo sono, altrettanto, per quanto riguarda la Security.

Esiste, anzi, una chiara preclusione nei confronti della Security, dovuta al sospetto degli scienziati nei confronti degli organismi di Polizia (pubblica o privata, non importa), tanto che, nelle linee guida prima citate, si è ritenuto di aggiungere, nel Manuale dell’OMS, l’inutile frase (pag. 46): “L’amministrazione competente per la sicurezza non deve indebitamente interferire con l’attività giornaliera del personale scientifico o essere di impedimento per la conduzione della ricerca”.

D’altro canto, basta leggere un recente report OMS per comprendere che, salvo gli Stati Uniti, non esiste una adeguata percezione del rischio terrorismo nei laboratori a livello globale.

Segue-1: il rischio attacco nei laboratori

D’altro canto, in epoca non sospetta, un report di Chathman House, scritto per i LLoyd’s, segnalava che “...i progetti di biosicurezza, come come nei laboratori BSL-4, sono vulnerabili alle intrusioni…”.

Non è chiaro quante siano le strutture di livello BSL-4 nel mondo (il sopra indicato report indica 53 siti in ben 20 paesi, ma è praticamente certo che la lista non è completa), tantomeno le BSL-3 (probabilmente alcune migliaia).

Però, è certo che un attacco terroristico in un laboratorio e/o la compromissione della condizione di isolamento degli agenti biologici, ovvero il loro asporto, lascerebbe nelle mani dei terroristi del materiale sostanzialmente equivalente alle biologic weapon, oltre a causare, probabilmente, una ulteriore fuoriuscita di materiale battioeriologico, con rischi ancora maggiori rispetto alla stessa azione dei criminali.

Sul tema, si noti che il penultimo numero di CTC Sentinel, la rivista antiterrorismo dell’Accademia di West Point, ha espressamente posto la questione ricordando che “il rischio di un futuro attacco biologico distruttivo o di un’altra devastante pandemia globale non dovrebbe più essere considerato basso. Da questo momento in poi, non dovrebbe esserci priorità più alta per la comunità internazionale della biosicurezza”.

Segue-2: la possibilità di produzione clandestina

Ricollegandoci con quanto sopra, va detto che, oltre ai laboratori ufficiali, come già accennato, esiste il rischio che attori non statuali intendano sfruttare l’allarme pandemico del Covid-19 per produrre, clandestinamente e in proprio, agenti biologici, riapercorrendo vecchie strade o aprendone di nuove.

A questo, si aggiunga che il già citato rapporto di Chatman House (pag. 13) avvisa che lo “sviluppo di una struttura per armi biologiche su piccola scala potrebbe essere ottenuto a costi relativamente bassi; una stima ha collocato questo costo tra $ 10.000 e $ 100.000. Anche una struttura su piccola scala potrebbe consentire una produzione su larga scala”.

In linea con quanto già indicato nel secondo articolo di questa serie, va però precisato che, se potrebbe essere possibile produrre alcuni generi di agenti infettivi (ad es.: Antrace, che è disponibile senza molta difficoltà) è, invece, estremamente più complesso produrre bioweapon effettivamente utilizzabili, soprattutto se riguardanti particelle di elevatissima pericolisità (come l’Ebola) ma altrettanto instabili e che spesso non sopravvivono a lungo nell’atmosfera.

Al riguardo, sempre il Report dei LLoyd’d precisa che la maggior parte degli agenti biologici non può sopravvivere a temperature o livelli di umidità estremi e, in molti casi, l’eventuale processo di decontaminazione potrebbe essere semplice. Inoltre, anche se il difficile compito di coltivare agenti patogeni mortali resilienti dovesse essere superato, produrli in modo da danneggiare un gran numero di persone potrebbe essere tecnicamente difficile.

Per brevità, non ci addentriamo ad approfondire la situazione di attori non statali, quali Hamas, Hezbollah, Daesh, alcuni cartelli del narcotraffico, ecc., profondamente diversi tra loro ma che hanno in comune una feroce avversità verso l’Occidente e che si collocano a cavallo del presente punto e di quello che segue.

Segue-3: la possibile fornitura ai terroristi da parte degli stati

Una casistica ad oggi non verificatasi, ma verso la quale è necessario prestare la massima attenzione, nel quadro di un sempre più complesso scontro su molteplici piani o “domini” tra potenze statuali e non, infatti, non può essere escluso l’utilizzo strumentale di formazioni terroristiche, anche attraverso la fornitura di armi non convenzionali (nello specifico, bioweapon) ai terroristi, allo scopo di esaltare gli effetti dovuti all’asimmetria del confronto.

In altre parole, se è vero che il terrorismo (traendo spesso origine da fenomeni socio-politici effettivamente esistenti) è stato spesso aiutato da attori statuali (qui, qui e qui) ed essendo altrettanto vero che emergono, sempre più prepotentemente, piccole e medie potenze (a volte veri e propri stati canaglia), è possibile che alcuni di questi possano tentare di sviluppare armi di distruzione di massa, ovvero già averle, per poi fornirle a soggetti insorgenti e terroristi per poi alimentare lo scontro con il nemico.

Probabilità d’uso e casistiche esistenti

Sempre secondo Chatman House “la relativa facilità con cui le armi biologiche possono essere acquisite e disseminate, così come la resilienza di specifici patogeni ai trattamenti medici (compresi i vaccini) e, in definitiva, la capacità di questi patogeni di causare morte e distruzione diffusa, sono tutti fattori che determinano la probabilità dell’uso di armi biologiche“.

Esistono molteplici percorsi per coloro che tentano di acquisire agenti patogeni che possono essere utilizzati come armi biologiche, come il furto da laboratori e banche biologiche, e anche da fonti naturali. Anche l’identificazione di queste fonti sta diventando più facile, poiché le posizioni, sia dei focolai che delle fonti di laboratorio per i patogeni, sono liberamente disponibili su Internet”.

Il pensiero non può non correre sulle vicende criminali di Aum Shinrikyō, la setta religiosa responsabile degli attentati del ’95 alla metropolitana di Tokio con armi chimiche. Il fatto che la setta, per scarsa capacità, non fosse riuscita a causare epidemie di Antrace ed Ebola, come pure aveva ipotizzato, non cambia la prospettiva di rischio.

D’altro canto, numerose fonti ricordano che al Quaida ha cercato di procurarsi armi biologiche e la seconda, anche, che Ayman al-Zawahiri ha visitato un laboratorio di livello BSL-3, cercando anche di ottenere l’Antrace e i relativi vaccini.

Non a caso, un report di Pool Re (compagnia di riassicurazione del rischio terroristico), segnalava il rischio derivante dal terrorismo islamico, nonchè dal suprematismo bianco e dall’estrema destra.

Il quarto articolo della serie concluderà con: “Attacchi Biologici: i rischi per l’Occidente”

Si veda il primo articolo qui e il secondo articolo qui

Sull’argomento, si legga anche “Le origini del SarsCov-2, il complottismo e l’evidenza scientifica“