In Italia si parla molto di “cultura della Sicurezza” ma, in realtà, se ne fa ben poca e ancor di meno se ne applica.
Si noti che questa criticità non è propria di qualche categoria produttiva o burocratica in particolare, ma attraversa trasversalmente l’intero specchio sociale e politico del Paese.
Questo aspetto, infatti, non riguarda solo i “percettori” di Sicurezza, ma anche coloro che la producono. Questi ultimi, spesso, adottano criteri professionali non adeguati per gli standard di un paese evoluto e occidentale.
Non è, questa, la sede per approfondire il senso di una parola dai contenuti così vasti, ma è importante ribadire che non esiste Sicurezza se la società non si sente ragionevolmente sicura.
Ma va aggiunto che il concetto di “sentirsi sicuri”, in una società moderna, dinamica e sempre in evoluzione, non significa basarsi sulle sensazioni del momento, ma richiede di acquisire la consapevolezza della realtà e dei rischi reali che corrono gli individui e i corpi sociali, a partire dalla famiglia, passando dalle imprese e le istituzioni, per giungere all’intero Paese, all’Europa e al quadro internazionale.
Insomma, non basta utilizzare i tradizionali indicatori della percezione di sicurezza, che spesso possono essere influenzati da fattori contingenti o da campagne dirette a influenzare l’opinione pubblica, ma, ad un pur importante aspetto di pura percezione di un presente spesso diverso dalla realtà, va associata una seria Gestione del Rischio.
Tra l’altro, il concetto di Gestione del Rischio riguarda un processo (in continua evoluzione) da non nascondere in stanze oscure ma da estendere ad ogni livello sociale e partecipativo, in maniera di elevare la consapevolezza generale degli stakeholder e nell’intero Paese.
Infatti, solo conoscendo i rischi (non nascondendoli) è possibile attrezzarsi al meglio per ridurne le possibili conseguenze e affacciarsi al futuro con maggiore cognizione delle minacce, affrontandole con pacatezza e responsabilità.
Questo sito, in particolare, commenta le relazioni tra tecnologie, privacy, security e normative correlate a queste materie.
In particolare, va precisato che anche la Protezione dei dati personali è una componente essenziale e strutturale di sicurezza della società. Senza Privacy la nostra libertà di vivere e di agire è a rischio.
Infatti la Protezione dei dati personali, quando non burocratizzata o ideologizzata, costituisce un fondamentale strumento di protezione a tutti i livelli, anche per i corpi sociali prima citati.
Come detto sopra, la Privacy costituisce un elemento positivo e fondamentale quando non è burocratizzata o ideologizzata, come a volte, o spesso, accade. E come quando, di converso, viene additata come un fattore di rallentamento dello sviluppo economico e produttivo del Paese mentre comportamenti senza scrupoli minano le fondamenta della libertà di ogni individuo e, conseguentemente, dell’intero Occidente.
Del resto, la polarizzazione dello scontro ad ogni livello e per ogni aspetto della vita politica e sociale del paese, è una caratteristica che non riguarda solo la Privacy.
Ne consegue che nella nostra società, molto più complessa del passato, in ogni caso attraversata da rischi veri (spesso poco considerati o volontariamente ignorati) e paure agitate (altrettanto spesso con soluzioni miracolistiche), diventa molto difficile impostare un dibattito per fornire e ricevere contributi di che ne abbia la capacità, al solo scopo di collaborare al Bene comune.
Questa difficoltà deriva, in larga parte, dal fatto che il Paese è stanco. Per la nostra, piccola, parte, pensiamo che possiamo dare un contributo, perchè è necessario voltare pagina in tema di Sicurezza.
Infatti c’è un grande bisogno di un confronto basato su fatti argomentati e ben analizzati, nonchè di elevare il livello delle competenze, sia tra coloro che producono Sicurezza, che nel mondo politico, istituzionale e imprenditoriale, così come in ogni ambito sociale.
Secure Society è nato con questo obiettivo.
Ci riconosciamo in una società aperta, inclusiva ma non supina, rispettosa della dignità umana, infine democratica e occidentale, nonchè nello Stato di Diritto e nella Costituzione repubblicana.
Ci immedesimiamo nella fatica interiore che sente ogni giorno ogni persona civile che, vivendo nel nostro Paese, constata lo stato delle cose, il progressivo declino e il degrado del Bene comune.
Ma non ci arrendiamo. Anzi, rilanciamo. Pensiamo di poter contribuire sulle tematiche della criminalità, del terrorismo, del cybercrimine, della protezione dei dati, delle tecnologie avanzate, della security in generale e della Gestione del Rischio, anche con riferimento alla sicurezza sul lavoro e alla protezione civile.
Riceveremo e ospiteremo volentieri le opinioni più varie, anche profondamente differenti tra di loro, nei limiti della nostra policy di pubblicazione; basta che le opinioni siano sempre rispettose di tutti e adeguatamente argomentate.
Buona lettura,
Aldo Agostini, Editore del sito web