Proseguiamo con il secondo di una serie di articoli scritti da Aldo Agostini, dedicati all’impatto del rischio da terrorismo biologico, come conseguenza della pandemia da Covid-19 in Occidente.
Qui il primo articolo
Epidemie e armi biologiche
Prima di proseguire, è bene ribadire che, come è noto alle persone assennate (qui, qui e qui), nè il Sars-CoV-2, nè gli altri virus responsabili delle altre epidemie richiamate nel primo articolo di questa serie, derivano dall’uso di armi biologiche, nè sono il parto del lavoro di menti raffinatissime, ma sono la conseguenza della evoluzione naturale di virus sviluppatisi in un mix di sovrappopolazione, promisquità con gli animali e scarse condizioni igieniche in vaste aree della Cina, tra le quali la sottofamiglia virale delle Orthocoronavirinae (Coronavirus).
Da questo punto di vista, le recenti ipotesi sullo sviluppo del virus, in tempi ancora precenti, devono ancora trovare conferma scientifica (sono troppi gli errori dovuti alla complessità delle tecnologie utilizzate, prima che si possa avere una conferma sistematica), ma probabilmente non cambiano lo scenario generale,. Non è un caso che l’epidemia è scoppiata in Cina, anche se non è affatto certo dove sia avvenuto il passaggio di specie tra animale e uomo, né attraverso quale animale.
[Al riguardo, si veda l’articolo Le origini del Sars-Cov-2, il complottismo e l’evidenza scientifica -n.d.r.]
Perchè, quindi, oggi si tende, comunque, ad associare il Sars-Cov-2 al bioterrorismo? E’ necessario rispondere approfondendo tre aspetti..
Segue-1: Dalle epidemie “naturali”, alle bioweapon
In primo luogo, si tende ad associare il Sars-Cov-2 al bioterrorismo perchè alcuni di questi virus potrebbero essere potenzialmente utilizzati (per lo più da attori statuali) per sviluppare bioweapon.
In realtà, non risulta affatto che la famiglia dei Coronavirus sia mai stata oggetto di sviluppo in questo senso, ma dato il fatto che sono di origine recente e in forte evoluzione, è del tutto possibile un interesse in questa direzione.
Inoltre, va tenuto presente che, questo aspetto, riguarda una limitata elite di decisori politicio-militari e di tecnici, addentro nella materia, non certo l’opinione pubblica.
Segue-2: L’information warfare e misinformation sul Coronavirus
Se il primo aspetto non ha avuto, come conseguenza, un allarme generalizzato, è invece vero il secondo, cioè che che la vulgata sul Coronavirus è stato un terreno fertile per la durissima information warfare, che è in corso fin dalla fine di dicembre tra le potenze (non solo grandi, ma anche piccole o medie) e che ha investito le opinioni pubbliche mondiali.
Ad esempio, l’esistenza del Laboratorio di Whuan (qui e qui), la partecipazione americana ai giochi tra le forze armate, la condizione delle flotte militari (qui e qui), ma anche i commenti sulla sottostima delle infezioni in IRAN, Russia e stati totalitari, ovvero l’invio di aiuti esteri più o meno interessati sono state tutte notizie (vere o manipolate) utilizzate per condizionare pesantemente l’avversario, assieme a una abbondante quota di fake news che, a partire dalla sostenuta origine/inesistenza/scomparsa del Covid-19, ovvero teorie astruse sul come curarlo, hanno pesantemente influenzato (direi, marchiato a fuoco) l’opinione pubblica mondiale (per deliberata scelta, non riporto i link al riguardo).
Come è noto, infatti, nella giungla di internet (assai bene controllata dai paesi autoritari, ma del tutto selvaggia in quelli occidentali) basta instillare un sospetto e rilanciare con forza una voce, perchè questa acquisisca verosimiglianza in larga parte della websfera, anche se del tutto infondata o manipolata. Così nasce la disinformazione (misinformation).
Così, la circostanza che una qualsiasi nuova infezione produca conseguenze devastanti e che “potrebbe” (come abbiamo visto, in realtà questo non è verosimile) avere avuto una origine volontaria a scopo di terrorismo, è diventata più di una eventualità, ma una “reale” (in realtà, irreale) possibilità, da temere più e quanto lo sia il nucleare che, invece, è una realtà ampiamente documentata.
Segue-2: Ancora sui rischi da Covid 19
Sempre in tema di information warfare, proseguiamo con il secondo aspetto della domanda: perchè, oggi si tende ad associareil Covid 19 al bioterrorismo?
Un recente Report dello Start Consortium osserva che, in USA, la violenza estremista ha sfruttato il Covid 19 in tre differenti ambiti:
- Proteste antilockdown: l’incertezza intorno alla pandemia ha aperto la porta alla disinformazione, per minare le risposte del governo. Gli estremisti antigovernativi, antisemiti, xenofobi e della teoria del complotto hanno incolpato alcune categorie di soggetti per il virus, incoraggiando così l’estremismo violento;
- Proteste per il caso George Floyd: l’ondata di proteste provocata dalla sua morte ha anche creato opportunità per gli estremisti di prendere di mira nemici percepiti come tali, quali le forze dell’ordine, o di causare indiscriminatamente disordini, per accelerare la caduta del governo;
- Le elezioni presidenziali in USA: la polarizzazione politica in occasione della seconda ondata di Covid 19 ha prodotto le fortissime tensioni civili e politiche delle quali abbiamo letto tutti.
Ora, se proviamo a fare un parallelo, prendendo in considerazione le proteste avvenute in Italia durante l’estate e i primi dell’autunno, soprattutto di stile negazionista, ma anche le violenze contro le Forze di Polizia avvenute in vari luoghi del Belpaese, è comprensibile che un argomento come le possibili elezioni anticipate in Italia, paventate proprio in questo periodo, andrebbe valutato alla luce di quanto già avvenuto nel paese a stelle e strisce, ma tenuto presente che, la nostra; é una nazione ben più provata degli USA, sia nella borsa che nello spirito.
Conseguenze? Più cresce la disinformazione, più non solo si destabilizza il quadro politico, ma si allenta, anche, la tenuta sociale del Paese.
Segue-3: La rinnovata appetibilità delle armi biologiche
Questo porta al terzo punto, e cioè la fortemente accresciuta appetibilità delle armi biologiche, da parte dei terrorsiti.
Per esaminare questo aspetto, però, è necessaria una parentesi sull’utilizzo delle bioweapons.
Nonostante la quasi totalità del mondo scientifico segnali la circostanza che sarebbe relativamente facile produrre armi biologiche da parte dei terroristi, questo aspetto si scontra con i fatti.
Se, infatti, le entità statuali possono avere i mezzi e le capacità per produrle (come, purtroppo, fanno in molti) e conservarle in relativa sicurezza, anche in barba ai trattati internazionali, non è altrettanto vero che un gruppo terrorista goda di mezzi analoghi a quelli statuali a questo riguardo.
Armi biologiche e attori non statuali
Intendiamoci bene: in diversi casi i gruppi terroristici hanno tenuto condotte di bassa complessità in tema di armi biologiche, come inviare lettere all’antrace, o cercare di alimentare il colera (qui, pag. 82), dispensando amenità di questo tipo, ma è anche probabile che, in analoghi eventi futuri, le Autorità sanitarie interverrebbero abbastanza rapidamente, come è avvenuto in passato, contenedo il fenomeno e riducendo l’allarme sociale.
In effetti, come indicato all’inizio, i casi ad oggi conosciuti sono limitati e non hanno prodotto esiti devastanti su larga scala o tali da alimentare il terrore nell’opinione pubblica.
Ma, se questo è vero, è altrettanto vero che, come abbiamo detto precedentemente, le opinioni pubbliche sono ormai sensibilizzate (aggiungerei: disorientate) sul rischio batteriologico e qualsiasi minaccia di questo genere, potrebbe produrre effetti psicologici sulla popolazione veramente rilevanti.
Il terzo articolo della serie proseguira con: Il rischio bioterrorismo
N.b.: articolo aggiornato il 23.12.20 e il 07.12.21 [n.d.r.]